sabato 25 giugno 2011

Intercettazioni, il giro di vite Mastella: niente pubblicazione fino al processo


Approvato alla Camera nella scorsa legislatura quasi all'unanimità. Si è poi arenatosi a Palazzo Madama. Ora lo ha rispolverato Silvio Berlusconi. Ecco cosa prevedeva

MILANO - Divieto di pubblicazione totale delle intercettazioni sino all'inizio del processo, creazione di un archivio riservato per custodirle istituito presso ogni Procura, ammenda fino a 100mila euro o in alternativa carcere fino a 30 giorni per i giornalisti che violano la legge. Sono le principali novità che introduceva il ddl Mastella approvato alla Camera nella scorsa legislatura quasi all'unanimità e poi arenatosi a Palazzo Madama. Rispolverato da alcuni esponenti dal Pdl e dallo stesso presidente del Consiglio Silvio Berlusconi come possibile soluzione per un giro di vite sulle intercettazioni, è tornato d'attualità con l'inchiesta sulla cosiddetta P4. Ecco che cosa prevedeva
DIVIETO DI PUBBLICAZIONE - L'articolo 1 del ddl vieta «la pubblicazione, anche parziale o per riassunto, degli atti di indagine contenuti nel fascicolo del pubblico ministero o delle investigazioni difensive, anche se non più coperti dal segreto, fino alla conclusione delle indagini preliminari ovvero fino al termine dell`udienza preliminare». Inoltre «è vietata la pubblicazione, anche parziale, per riassunto o nel contenuto, della documentazione e degli atti relativi a conversazioni, anche telefoniche, o a flussi di comunicazioni informatiche o telematiche ovvero ai dati riguardanti il traffico telefonico o telematico, anche se non più coperti dal segreto, fino alla conclusione delle indagini preliminari ovvero fino al termine dell`udienza preliminare». Se si procede al dibattimento, «non è consentita la pubblicazione, anche parziale, degli atti del fascicolo del pubblico ministero, se non dopo la pronuncia della sentenza in grado di appello. È sempre consentita la pubblicazione degli atti utilizzati per le contestazioni o dei quali sia data lettura in pubblica udienza».
SANZIONI - Chiunque rivela notizie sugli atti del procedimento coperti da segreto è punito con la reclusione da 6 mesi a 3 anni. Se a commettere il fatto è un pubblico ufficiale o un incaricato di pubblico servizio la pena è aumentata rispettivamente da 1 a 5 anni e da 6 mesi a 2 anni. Per i giornalisti che pubblicano atti del procedimento o intercettazioni telefoniche coperte da segreto scatta l'ammenda da 10mila a 100mila euro o in alternativa la reclusione fino a 30 giorni.
ARCHI
VIO RISERVATO - Presso la procura della Repubblica è istituito l`archivio riservato tenuto sotto la responsabilità, direzione e sorveglianza del procuratore della Repubblica, o di un suo delegato, con modalità tali da assicurare la segretezza della documentazione in esso contenuta. Oltre agli ausiliari autorizzati dal procuratore della Repubblica, all`archivio possono accedere, nei casi stabiliti dalla legge, il giudice e i difensori. Ogni accesso è annotato in apposito registro, con l`indicazione della data, dell`ora iniziale e finale dell`accesso e degli atti contenuti nell`archivio di cui è stata presa conoscenza. il difensore può ascoltare le registrazioni esclusivamente con apparecchi a disposizione dell`archivio.


mercoledì 22 giugno 2011

Indecifrabile l' assenza di La Russa a vertice Nato e perdita del CAOC

Per sapere - premesso che:
da fonti di stampa si è appreso che nel corso del vertice di due giorni dei Ministri della difesa della Nato, il cui inizio era programmato il giorno 8 giugno a Bruxelles, il Ministro interrogato si è presentato con un ritardo di 6 ore che ha permesso al Ministro della difesa spagnolo di chiedere e ottenere l'assegnazione del comando del Combined air operation center (CAOC) dell'Europa meridionale, che quindi sarà spostato da Poggio Renatico (FE) in Spagna;
sempre da fonti di stampa si è appreso che le funzioni del CAOC sono quelle di coordinamento e controllo della catena di sorveglianza radar dello spazio aereo dei paesi della Nato dell'Europa meridionale tra cui anche quello italiano. La perdita del comando del CAOC rappresenta un irreparabile danno per la difesa dello spazio aereo italiano e, secondo gli interroganti, dimostra la scarsa considerazione di cui gode il Ministro interrogato nell'ambito dell'Organizzazione del Trattato dell'Atlantico del Nord (NATO) e dei vertici internazionali;
già in passato lo stesso Ministro, come risulta dalle medesime fonti di stampa, ha fatto mancare la sua presenza a un vertice Nato urgente indetto per discutere di come affrontare una emergenza dell'area nord africana. Nell'articolo «La Russa diserta il vertice della Nato "Mi spiace, ma c'è il voto di fiducia"» pubblicato da la Repubblica del 25 febbraio 2011 si legge, infatti, che «Ignazio La Russa fa spallucce e spiega: "Avrei dovuto essere a Budapest, dove, in maniera imprevista si recato Rasmussen, ad una riunione informale. Avevo in origine deciso di non partecipare per la concomitanza con il voto di fiducia. Solo che una riunione di scarso rilievo è diventata poi importante"» -:
quali siano stati gli impedimenti che hanno determinato il considerevole ritardo nella partecipazione del Ministro interrogato al vertice dei Ministri della difesa della Nato, il cui inizio era programmato nella mattinata del giorno 8 giugno 2011 a Bruxelles.

Il Governo cancella i precari

Anche oggi voglio esprimere la più completa solidarietà con i precari della scuola che stanno manifestando, alcuni anche con lo sciopero della fame, di fronte a Montecitorio. Una Camera dei deputati priva di ogni legittimità democraticaha votato oggi la fiducia sul decreto sviluppo: le norme lì contenute sono l’ennesima coltellata per i precari della scuola.
L’art. 9, comma 18, esclude il comparto scuola dall’applicazione della direttiva europea per la tutela dei precari. In base a quella direttiva, dopo tre anni i contratti a tempo determinato dovrebbero automaticamente essere trasformati in assunzioni a tempo indeterminato. Con un tratto di penna, il Governo ha cancellato questa tutela per 65mila precari della scuola. Questa norma basterà a vanificare ogni possibile intervento della magistratura in difesa dei diritti dei lavoratori precari della scuola. Il ministro Brunetta potrà continuare a insultarli, definendo “la parte peggiore di questo paese” proprio chi, spesso con enorme sacrificio, permette alla scuola di andare avanti e per questo andrebbe invece ringraziato.
Il nostro emendamento per abolire questa norma odiosa non è stato approvato, così come non è stato approvato quello con cui chiedevamo di riaprire le graduatorie a esaurimento per i neo-abilitati.
In questo caso un emendamento identico era stato presentato anche da un deputato del Pdl e la maggioranza aveva detto che lo avrebbe approvato. Anche se capivamo benissimo che era un contentino grazie al quale il Pdl cercava di mascherare la sua politica contro i precari, saremmo stati lo stesso soddisfatti perché almeno per ventimila lavoratori le cose sarebbero cambiate in meglio. Invece al governo e alla maggioranza anche questo è sembrato troppo, all’ultimo momento hanno cambiato idea e hanno respinto l’emendamento.
Noi continueremo la battaglia al loro fianco, perché colpire i precari della scuola vuol dire essere due volte colpevoli
: una volta per il danno che si fa a oltre 250mila lavoratori per lo più giovani, e un’altra per quello che si fa alla scuola, cioè all’istruzione e alla formazione dei nostri figli, al futuro di tutto questo Paese.


Di Pietro