sabato 2 aprile 2011

“Conosco i reattori di Fukushima Ecco perché sarà peggio di Chernobyl”



Paolo Ruffatti ha guidato il programma atomico dell'Ansaldo: "Sarà molto peggio di Chernobyl. L'uranio bucherà il terreno e finirà nelle falde e nell'ambiente"

La situazione nella centrale nucleare di Fukushima è fuori controllo. Ieri lo hanno ammesso pubblicamente anche i vertici della Tepco (non c’era il presidente, forse ricoverato per problemi di ipertensione). Il governo giapponese pensa a smantellare i sei reattori dell’impianto contro i quattro, quelli più mal messi, ipotizzati dalla compagnia. E mentre rimbalzano i dati sull’intensità delle radiazioni attorno alla centrale, sulla concentrazione di iodio 131 nell’acqua (ieri stimato in 3.355 volte sopra il valore limite consentito) e sulla nube radioattiva che sta sorvolando l’Europa, la tentazione è di farsi prendere da quell’emotività che tanto disturba gli sponsor del nucleare italiano. Sensazione che prova anche chi di un impianto come quello di Fukushima è esperto. Paolo Ruffatti è l’ingegnere che tra il 1972 e il 1977 ha guidato l’officina meccanica dell’Ansaldo nucleare. La società genovese in quel periodo ha costruito il reattore dell’impianto di Caorso, di due centrali svedesi (Forsmark) e della centrale francese Superphenix. Quello di Caorso, fermato nell’86, è un reattore da 860 Megawatt con tecnologia Bwr: “Esattamente uguale a quello di Fukushima – dice Ruffatti – se non per il sistema di raffreddamento, che nella centrale giapponese è meno evoluto”.

L’ipotesi peggiore è la fusione del nocciolo, rischio sempre più imminente.
Che i noccioli dei reattori siano fusi è garantito, in tutti e tre i reattori attivi. Lo si è capito già nei primi giorni. Si è continuato a tentare di raffreddare l’impianto con l’acqua, ma bastano 12 ore perché inizi la fusione del nocciolo. O si riesce subito a raffreddare il nocciolo o la fusione va avanti.

Ora che può succedere?
Per quanto riguarda l’uranio che sta nelle barre, dopo aver fuso il contenitore primario, 350 millimetri di grafite e acciaio, precipita nel cosiddetto vessel, altro contenitore d’acciaio sul cui fondo c’è una piscina di soppressione, piena d’acqua. Non sappiamo se l’acqua è ancora lì, io dubito. Se non c’è più, il nocciolo buca anche quello e poi la base in cemento quindi va a finire nel terreno, nelle falde e nell’ambiente. Peggio di quel che è successo a Chernobyl, dove c’è stato rilascio di radiazioni più che altro nell’aria, e peggio di Three Mile Island (reattore Usa, incidente del 1979, ndr), lì il nocciolo è rimasto nel contenitore secondario e lo stanno ancora raffreddando. Si rischia di dover sfollare qualche decina di milioni di giapponesi.

Come si può evitare?
Bisognerebbe andare a vedere se le piscine di soppressione sono danneggiate o no, se c’è ancora acqua, ed eventualmente riempirle. Ma teniamo presente che le radiazioni sono tali che nessuno ora può lavorare là senza sacrificare la vita. I tecnici che abbiamo visto in tv al lavoro nella centrale hanno ancora pochi giorni da vivere.

Se il contenitore è danneggiato e manca l’acqua, cos’altro si può fare?
Non esiste alcuna tecnologia per affrontare questo problema. E non è solo quello il problema. A pochi metri c’è un’altra piscina che contiene le barre d’uranio di ricambio e il combustibile esausto. Ho l’impressione che l’esplosione abbia danneggiato anche queste, vuol dire che ci sono le scatolette con le pastiglie di uranio arricchito che sono finite chissà dove. È roba che uccide un uomo in un’ora, ma bisogna trovarle, senza acqua di raffreddamento vanno in fusione anche quelle.

L’Europa ha deciso di fare degli stress test per verificare la sicurezza dei suoi impianti. Servono?
Dipende da cosa si intende per stress test: per esempio, per verificare se un contenitore primario dopo 40 anni è usurato, bisogna metterlo in pressione. È un’operazione costosa, pericolosa e comunque bisogna fermare l’impianto. Gli stress test meccanici ed elettromeccanici che servono richiedono grossi investimenti. Se si intende qualcos’altro, è solo propaganda per tenere a bada l’opinione pubblica


martedì 29 marzo 2011

Terremoto, Mediaset specula sulla sofferenza degli aquilani


"Con l'ennesimo spot del governo, consumato questa volta sulla pelle degli aquilani, siamo all'apice della peggiore televisione". Lo ha dichiarato  il senatore abruzzese dell'Italia dei Valori, Alfonso Mascitelli, commentando quello che è successo nella trasmissione Forum di Canale 5, dove una concorrente ha recitato la parte di una finta terremotata aquilana. “Non ho mai sentito - prosegue Mascitelli - tante falsità insieme, come 'l'Aquila è ricostruita', 'ci sono case con giardini e garage', 'la vita è ricominciata'  e chi si lamenta 'lo fa per mangiare e dormire gratis'.
Che Forum fosse una trasmissione dove i partecipanti inventano tutto è cosa risaputa, ma che si potesse arrivare a speculare così sul dolore della gente è una sconcezza senza precedenti. La verità è che questo governo ha prima approfittato dei riflettori del mondo per farsi pubblicità con il G8, poi ha dimenticato i terremotati. Prova ne sia, che dopo i bagni di folla dei primissimi giorni e le promesse al vento - conclude Mascitelli - Berlusconi si guarda bene dal farsi vedere dai cittadini dell'Aquila".
Sul brutto episodio è intervenuto anche Antonio Di Pietro sul suo blog: “Quello di Silvio Berlusconi - scrive il presidente dell'Italia de valori - è un regime che si basa sulla finzione e sulla capacità di ingannare la gente. A questo gli serve il controllo totale sull’informazione e per questo s’infuria tanto quando qualche trasmissione sfugge e gli disubbidisce. Più si trovano nei guai, più i regimi adoperano le loro armi. Lo ha fatto Gheddafi in Libia con i carri armati e lo fa Berlusconi in Italia con i carri armati mediatici. A noi va un po’ meglio che ai libici: Gheddafi ammazza la gente, Berlusconi uccide ‘solo’ la verità e la giustizia. Però stavolta, pur di ripetere che tutto va bene, lui e i suoi maggiordomi hanno un pò esagerato. Mandare un’attrice in televisione, nel programma ‘Forum’ su Canale 5, travestita da cittadina dell’Aquila a raccontare quanto è stato bravo il governo e quanto se la passano bene oggi i terremotati non è stata solo un’offesa contro la verità, ma anche contro la decenza e contro la situazione drammatica in cui si trovano da due anni quei poveracci. Mi immagino come devono essersi sentiti gli aquilani sentendo questa signora, che non è nemmeno dell’Aquila e che è stata pagata trecento euro, per leggere il testo che gli hanno scritto: che tutto va benissimo e che agli sfollati ancora senza casa vivere così ‘gli fa pure comodo: mangiano, bevono e non pagano niente. Pure io ci vorrei andare’.
Si sono indignati come mi sarei indignato io al posto loro. In tanti hanno protestato sul sito del quotidiano abruzzese www.quotidianoabruzzo.it: diciottomila contatti in due giorni. Come sempre quando le loro bugie vengono scoperte i lacchè di Berlusconi hanno perso la testa. Il capogruppo del Pdl alla Camera Cicchitto ha scritto pure lui al sito, per minacciare gli aquilani avvertendo che chi avesse postato ‘commenti diffamanti sull’operato del governo e di Berlusconi’ sarebbe stato querelato alla Polizia postale. Cornuti e pure mazziati! Fanno così i regimi, in Libia come in Italia. Raccontano bugie, ma se qualcuno osa smascherarli passano alle minacce e poi alle punizioni. Fino a che il popolo non si rompe le scatole e, dopo aver ingoiato tutto per un pò, dice basta e li rimanda a 
casa, come faremo noi con il piccolo raìs di Arcore”.



sabato 26 marzo 2011

Banche/ Antitrust di nuovo in campo,faro su costi sportello-punto


Avviata indagine sulle commissioni. Plauso da Pd e consumatori

L'Antitrust scende di nuovo in campo in difesa dei clienti delle banche. Dopo settimane di polemiche per le nuove commissioni sul prelievo di contante allo sportello, l'Authority ha avviato un'indagine sui costi applicati alla clientela, "per verificare le tipologie, l'entità e la dinamica dei prezzi dei conti correnti e dei servizi di incasso e pagamento, anche alla luce delle numerose segnalazioni ricevute dai consumatori". Una nuova inchiesta sulle banche, quattro anni dopo quella chiusa nel 2007, accolta positivamente dal Pd e dai consumatori, che hanno duramente contestato la "tassa sul contante". L'Antitrust esaminerà quindi l'introduzione o l'aumento delle commissioni su alcuni servizi: il prelievo di contante allo sportello e il prelievo bancomat, i pagamenti allo sportello e i bonifici (compresi quelli online). Commissioni per cui in alcuni casi l'Autorità aveva chiesto la riduzione o l'azzeramento. L'obiettivo è capire "come mai, nonostante un assetto del sistema bancario profondamente modificato che avrebbe dovuto innescare una forte spinta concorrenziale, il livello dei prezzi dei servizi e le criticità in termini di trasparenza continuino a segnalare un confronto competitivo tra le banche ancora debole". L'indagine inoltre "analizzerà e verificherà anche le difficoltà alla chiusura e trasferimento del conto corrente da una banca all'altra, con connessi costi diretti e spesso indiretti richiesti e i vari ostacoli alla portabilità-surroga dei mutui, denunciati dai cittadini". Soddisfatti il Pd e le associazioni dei consumatori. "È una buona notizia - sostiene il Partito democratico - e ci auguriamo che l'indagine sia conclusa in tempi rapidi". I conti correnti, accusano poi Adusbef e Federconsumatori, "sono ancora i più cari d'Europa e questo rende ancora più inaccettabili le ulteriori aggiunte previste dalla cosiddetta tassa sul contante". Se saranno poi accertati i comportamenti scorretti, aggiunge il Codacons, bisogna arrivare "a una maxi-sanzione nei confronti delle banche e alla cancellazione dei balzelli vessatori".